Affermazioni stoiche
Affermazioni stoiche sull’autostima, con le parole degli stoici
Gli stoici non hanno scritto affermazioni sull’autostima, ma Epitteto ha collocato con esattezza il valore di una persona: nell’opinione, nell’impulso, nel desiderio e nell’avversione, ciò che dipende da noi, e non nella reputazione o nel comando. Marco Aurelio aggiunge che ciò che è bello è bello in sé e che la lode non lo rende né peggiore né migliore.
Nei testi
Epitteto · Enchiridion, I
In our Power are Opinion, Pursuit, Desire, Aversion, and in one Word, whatever are our own Actions.
Epitteto · Enchiridion, XXIV
And how is it true, that you will be no-body any-where; when you ought to be some-body in those Things only, which are in your own Power, in which you may be of the greatest Consequence?
Marco Aurelio · Meditations, IV, 20
Everything which is in any way beautiful is beautiful in itself, and terminates in itself, not having praise as part of itself. Neither worse then nor better is a thing made by being praised.
Il Manuale di Epitteto si apre con una divisione delle cose in due classi. La prima, citata sopra, riunisce le nostre azioni; la seconda, ciò che viene dall’esterno, reputazione compresa. Ciò che dipende da noi è libero per natura e senza impedimenti; il resto è debole, servile e altrui. Chi prende per proprio ciò che appartiene ad altri, prosegue il capitolo, troverà ostacoli, si lamenterà e darà la colpa a dèi e uomini (Dicotomia del controllo).
Il capitolo XXIV applica la divisione alla paura di non contare nulla. L’obiezione è riportata in forma diretta: «Vivrò senza onore e non sarò nessuno da nessuna parte». Epitteto risponde che il disonore non può raggiungere qualcuno per mezzo di un altro, e che non è affare nostro ottenere una carica o essere invitati a un banchetto. Si deve essere qualcuno nelle cose che dipendono da sé, e lì si può avere la massima importanza. Il resto del capitolo mette sulla bilancia il denaro e un amico fedele e onesto, e chiede a che cosa serva alla patria un cittadino diventato sleale (Prohairesis).
Marco Aurelio affronta il valore attraverso la lode, nel libro IV dei Pensieri. Tutto ciò che è bello è bello in sé e si compie in sé, senza che la lode ne faccia parte; una cosa non diventa né peggiore né migliore per essere lodata. Estende la regola alla legge, alla verità, alla benevolenza e alla modestia, e arriva a uno smeraldo: diventa peggiore di quello che era se nessuno lo loda (Adiaphora)? Il libro IV ha la sua pagina: Book IV.
In entrambi gli autori il valore è un fatto che dipende da ciò che una persona fa con il proprio giudizio. La lode e la reputazione esistono, ma appartengono agli altri; non aggiungono nulla a quel valore e non gli tolgono nulla.
Perché questa non è un’affermazione positiva
Un’affermazione sull’autostima chiede al lettore di dichiararsi degno, sufficiente o meritevole, e di ripeterlo finché non arriva il sentimento. Epitteto non chiede alcuna dichiarazione. Traccia una linea tra due tipi di cose e dice da quale parte stia il bene di una persona; sapere se il proprio valore sia alto o basso diventa allora una domanda sui propri giudizi e sulle proprie scelte, non sulle parole che ci si dice.
Marco Aurelio va oltre: se la lode altrui non aggiunge nulla a ciò che è bello, nemmeno la lode che ci si rivolge aggiunge qualcosa. I testi stoici tolgono il valore dal campo dell’approvazione, compresa quella che ci si concede.
Termini del glossario
- Dicotomia del controllo — τὰ ἐφ’ ἡμῖν / τὰ οὐκ ἐφ’ ἡμῖν (ta eph’ hēmin, ta ouk eph’ hēmin)
- Prohairesis — προαίρεσις (prohairesis)
- Adiaphora — ἀδιάφορα (adiaphora)
In Stoïque il tema di vita «Lasciar andare» apre i passi su questo argomento, ciascuno con il suo riferimento. Il tema fa parte di Stoic+.