Affermazioni stoiche
Affermazioni stoiche per lasciare andare, con le parole degli stoici
Gli stoici non hanno scritto affermazioni per lasciare andare, ma ne hanno descritto il gesto: Epitteto chiede di aver cura di ciò che ci è dato come di una cosa non nostra, come i viaggiatori fanno con una locanda, e Marco Aurelio scrive che bisogna ricevere senza arroganza ed essere pronti a lasciar andare. Per entrambi, ciò che si lascia è la pretesa su ciò che non dipende da noi, non la cura che gli si dà finché dura.
Nei testi
Epitteto · Enchiridion, XI
While He gives you to possess it, take care of it; but as of something not your own, as Passengers do of an Inn.
Epitteto · Enchiridion, XIV
Whoever then would be free, let him wish nothing, let him decline nothing, which depends on others; else he must necessarily be a Slave.
Marco Aurelio · Meditations, VIII, 33
Receive [wealth or prosperity] without arrogance; and be ready to let it go.
Seneca · Letter 107, §9
Whatever happens, assume that it was bound to happen, and do not be willing to rail at Nature.
Il capitolo XI del Manuale, nella traduzione inglese di Elizabeth Carter (1758), comincia con una regola del linguaggio: nulla va detto perduto, solo restituito. Un figlio, una moglie, un podere sono stati dati e chi li aveva dati li ha ripresi; poco importa per mano di chi. Finché ci vengono lasciati, prosegue Epitteto, bisogna averne cura, ma come di una cosa non nostra, come i viaggiatori fanno con una locanda. La divisione che regge questa regola è la Dicotomia del controllo.
Il capitolo XIV ne trae la conseguenza per il desiderio. Volere che i figli, la moglie e gli amici vivano per sempre significa volere che dipenda da noi ciò che non dipende, e che sia nostro ciò che è d’altri. Il capitolo si chiude sulla frase citata sopra, in cui libertà e schiavitù dipendono dal fatto che i propri desideri invadano o no ciò che appartiene ad altri. Lasciare andare, in Epitteto, non è rassegnazione ma la condizione della libertà.
Marco Aurelio riduce lo stesso atteggiamento a una sola riga nel libro VIII, capitolo 33 dei Pensieri: ricevere senza arroganza ed essere pronti a lasciar andare. George Long, nella sua traduzione del 1862, mette le parole «wealth or prosperity» tra parentesi quadre, il suo segno per le parole aggiunte dal traduttore, così che la riga vale per tutto ciò che si riceve (Meditations, VIII, 33).
La lettera 107 di Seneca a Lucilio, scritta dopo la fuga degli schiavi di Lucilio, porta questo atteggiamento alla scala del mondo. La natura cambia per stagioni, la calma dopo la tempesta, il giorno dopo la notte; la frase citata sopra chiede di prendere ogni evento come necessario, senza rimproveri alla natura. La lettera si chiude con versi di Cleante che Seneca rende in latino: il destino guida chi acconsente e trascina chi resiste. Questa disposizione è ciò che i moderni chiamano Amor fati (Letter 107).
Perché questa non è un’affermazione positiva
Un’affermazione per lasciare andare, del tipo «lascio andare ciò che non posso controllare», annuncia un distacco nella speranza di produrlo. Epitteto parte da altrove: da un inventario di ciò che dipende da noi e di ciò che non ne dipende, e da un cambiamento delle parole con cui si nomina la perdita. La frase discende dall’inventario; non lo sostituisce.
Gli stoici non presentano nemmeno il lasciare andare come un sollievo. Il capitolo XIV del Manuale parla di libertà e di schiavitù, Marco Aurelio di prontezza, Seneca di obbedienza a un ordine che chiama natura. Ciò che si lascia è una pretesa sulle cose, non la cura che si dà loro finché durano: i viaggiatori dell’immagine di Epitteto continuano ad aver cura della locanda.
Termini del glossario
- Dicotomia del controllo — τὰ ἐφ’ ἡμῖν / τὰ οὐκ ἐφ’ ἡμῖν (ta eph’ hēmin, ta ouk eph’ hēmin)
- Amor fati — amor fati (latin)
- Adiaphora — ἀδιάφορα (adiaphora)
In Stoïque il tema di vita «Lasciar andare» apre i passi su questo argomento, ciascuno con il suo riferimento. Il tema fa parte di Stoic+.