Affermazioni stoiche
Affermazioni stoiche contro l’ansia, con le parole degli stoici
Gli stoici non hanno scritto affermazioni contro l’ansia, ma la tredicesima lettera di Seneca ne tratta da cima a fondo: separa ciò che si teme da ciò che accade davvero e colloca la maggior parte della sofferenza dalla parte dell’immaginato. Marco Aurelio dà l’altra metà del metodo: né il futuro né il passato ci pesano, ma solo il presente, che si riduce a poco quando lo si circoscrive.
Nei testi
Seneca · Letter 13, §4
There are more things, Lucilius, likely to frighten us than there are to crush us; we suffer more often in imagination than in reality.
Seneca · Letter 13, §5
Accordingly, some things torment us more than they ought; some torment us before they ought; and some torment us when they ought not to torment us at all.
Seneca · Letter 13, §10
And even though it is ordained to be, what does it avail to run out to meet your suffering?
Marco Aurelio · Meditations, VIII, 36
In the next place remember that neither the future nor the past pains thee, but only the present.
La tredicesima lettera di Seneca a Lucilio si rivolge a un uomo che la Fortuna ha già messo alla prova. La sua frase centrale, citata sopra, è un conto: oppone ciò che spaventa a ciò che davvero ferisce, e l’immaginazione alla realtà. Seneca divide poi gli eccessi della paura in tre: alcune cose ci tormentano più di quanto dovrebbero, altre prima del dovuto, altre quando non dovrebbero tormentarci affatto. Lascia da parte il primo punto, perché è ancora discusso che cosa sia grave, e tratta gli altri due (Premeditatio malorum). Il testo intero si trova, nell’edizione inglese di Gummere (1917), su Letter 13.
Il metodo che propone è un esame, non una rassicurazione. Prima chiedersi se vi siano segni certi del male o solo voci; non mettiamo alla prova ciò che ci fa paura e ripieghiamo come soldati messi in fuga da una nuvola di polvere. E anche se il male deve venire, a che serve corrergli incontro? Si farà sentire abbastanza presto quando arriverà, e nel frattempo molte cose possono rinviarlo o deviarlo. Seneca non nega il pericolo; nega che la paura ne sia la misura.
Marco Aurelio enuncia la stessa regola dall’interno, nel libro VIII dei Pensieri. Non lascia che i pensieri abbraccino in una volta tutte le pene che potrebbe aspettarsi; a ogni occasione si chiede che cosa vi sia di intollerabile, e si vergogna di confessarlo. Poi aggiunge: né il futuro né il passato gli pesano, ma solo il presente, e il presente si riduce a ben poco se lo si circoscrive (Prosoche).
I due autori descrivono l’ansia come un giudizio che precorre i fatti. La loro risposta è riportarlo al caso presente e alle prove, dove si trova, nel loro vocabolario, la tranquillità (Atarassia).
Perché questa non è un’affermazione positiva
Un’affermazione contro l’ansia di solito sostituisce una frase che spaventa con una che calma: sono al sicuro, va tutto bene. Seneca non fa questo. Non dice a Lucilio che non accadrà nulla; chiede quali siano le prove e ammette che alcuni mali probabilmente verranno. Marco Aurelio non dice che il presente è piacevole; dice che è piccolo, e che il peso viene dall’aggiungervi il futuro e il passato.
La frase stoica è una descrizione che si può confrontare con il caso che si ha davanti. Agisce, quando agisce, correggendo un giudizio, non coprendolo con un altro.
Termini del glossario
- Premeditatio malorum — praemeditatio malorum (latin)
- Prosoche — προσοχή (prosochē)
- Atarassia — ἀταραξία (ataraxia)
In Stoïque il tema di vita «Ansia» apre i passi su questo argomento, ciascuno con il suo riferimento. Il tema è gratuito.