Glossario
Premeditatio malorum
praemeditatio malorum (latin)
Praemeditatio malorum, la prova anticipata dei mali, è un’etichetta latina che Cicerone usa nel libro III delle Tuscolane per un esercizio che tutti e tre gli autori stoici descrivono: raffigurarsi, prima che accada, ciò che la fortuna può fare, così che nulla giunga di sorpresa. L’etichetta non è nelle nostre edizioni; la pratica sì, in ciascuna di esse.
Seneca ne dà l’enunciato più completo nella Letter 91, scritta dopo l’incendio di Lione. Nella traduzione di Richard Gummere del §4, la nostra mente deve essere mandata avanti per andare incontro a tutti i problemi, e dobbiamo considerare non ciò che suole accadere, ma ciò che può accadere. L’argomento sta nella stessa lettera: l’inatteso è ciò che più ci grava addosso, e ciò che è stato previsto colpisce con minor forza. Vi torna nella Letter 107 e nella Letter 76.
Epitteto ne fa il preambolo di ogni azione. Manuale IV (Carter, 1758): prima di intraprendere qualcosa, ricordarsi di quale natura sia l’azione, ai bagni, per esempio, dove la gente schizza, spinge e ruba, così che un impedimento, quando arriva, faceva già parte del piano. Marco Aurelio apre il secondo libro dei Pensieri con la stessa mossa: cominciare il mattino dicendosi che si incontrerà il ficcanaso, l’ingrato, l’arrogante (Meditations, II, 1, Long 1862), e poi dire perché nessuno di loro può recarci danno.
L’esercizio mira al giudizio, non all’umore. Il suo scopo dichiarato è mantenere la mente nel proprio stato quando la cosa prevista accade, non indugiare sulla sventura fine a sé stessa. Applicato alla morte, diventa il memento mori.
Nei testi
Seneca · Letter 91, §4
Our minds should be sent forward in advance to meet all problems, and we should consider, not what is wont to happen, but what can happen.
Epitteto · Enchiridion, IV
When you are going about any Action, remind yourself of what Nature the Action is.
Marco Aurelio · Meditations, II, 1
Begin the morning by saying to thyself, I shall meet with the busybody, the ungrateful, arrogant, deceitful, envious, unsocial.
Ciò che il termine non significa
- Non è pessimismo né preoccupazione. Lo scopo dichiarato nella Lettera 91 è che il colpo, quando arriva, pesi meno; l’esercizio finisce, non indugia.
- Non è una visualizzazione motivazionale. L’oggetto è ciò che può accadere, non ciò che si desidera; Seneca chiede di considerare non il consueto, ma il possibile.
- Non è la «visualizzazione negativa» dei manuali di auto-aiuto, che spesso le aggiunge la gratitudine come scopo. Lo scopo antico è la fermezza del giudizio.
Termini affini
- Memento mori — memento mori (latin)
- Dicotomia del controllo — τὰ ἐφ’ ἡμῖν / τὰ οὐκ ἐφ’ ἡμῖν (ta eph’ hēmin, ta ouk eph’ hēmin)
- Amor fati — amor fati (latin)
Ogni passo di Stoïque porta il suo riferimento — l’opera e il punto preciso, e anche l’autore quando lo spazio lo consente — nell’app e nei suoi widget, nella schermata Home e nella schermata di blocco.